Appuntamento in Central ParkBlogRacconti

Appuntamento in Central Park, capitolo 1

Appuntamento in Central ParkVista diurna di Manhattan dal Top of The Rock

“Caro diario,
Non so bene quale sia il reale motivo per il quale io ti stia dando vita, tuttavia sento il bisogno di documentare i prossimi sei mesi in modo da sigillare quella che spero possa diventare una delle esperienze più incredibili di sempre.”

Una leggera brezza accarezza il mio viso scompigliandomi i lunghi capelli castani, così decido di raccoglierli in una coda bassa e continuo a digitare sulla tastiera del mio MacBook Pro nuovo di zecca.
È risaputo che in America sia molto più conveniente comprare questi dispositivi, per cui non ci ho pensato due volte a lasciare il mio vecchio pc a casa e cominciare questa nuova avventura con i giusti mezzi.

“Aver avuto la possibilità di venire a NY con la mia migliore amica, è di certo un buon inizio.
L’agenzia di comunicazione in cui faremo lo stage ci ha fornito uno degli alloggi in loro possesso al decimo piano di un edificio raffinato e in perfetto stile newyorkese a Manhattan.
Non è un sogno?
Certo, abbiamo dovuto rinunciare a gran parte del nostro compenso ma credo che sia il giusto compromesso. Non abbiamo ancora avuto modo di vederlo dal vivo, potremo trasferirci lì da domani ed io non vedo l’ora, non ho dubbi che sarà perfetto.
Nel frattempo abbiamo alloggiato in un hotel discreto vicino Times Square, Emma sosteneva che fosse la zona migliore in cui alloggiare, per cui l’ho accontentata.”

Una voce distoglie la mia attenzione dallo schermo del mio mac, alzo lo sguardo e noto un ragazzo alto vestito di tutto punto, indossa un completo blu e una camicia bianca che fa risaltare la sua abbronzatura.
«Olivia, per favore, ne parliamo quando arrivi questo fine settimana». Parla animatamente, le vene visibili sul suo collo mi confermano che sia piuttosto nervoso. Si passa una mano tra i capelli castani, spettinandoli, e riaggancia sedendosi di getto accanto a me.
Possibile che debba sedersi proprio qui? Central Park pullula di panchine, 3,41km quadrati di parco e questo è venuto a litigare proprio qui.
Lo osservo accigliata ed infastidita nell’attesa che si accorga della mia presenza.
E, quando finalmente si volta verso di me, il mio cuore perde un battito.
Due profondi occhi azzurri si incastrano nei miei grandi occhi color nocciola.
«Oh, scusami. Non ti avevo vista, posso?» chiede quasi seccato, come se fossi stata io ad invadere la sua panchina.
Mi irrigidisco sul posto, inclinando un po’ lo schermo del pc per nascondere ciò che sto scrivendo. 
«Oh certo, fa’ pure come se non ci fossi.» dico sarcastica. Un leggero sorriso gli si apre sulle labbra e scuote la testa prendendo la sua confezione di insalata d’asporto. 
Guardo l’ora, sono le 12:34 e di Emma neanche l’ombra. Prendo il telefono per scriverle un messaggio.

Io: A.A.A. Cercasi migliore amica!

Poso il cellulare e mi accorgo che il bel ragazzo seduto accanto a me mi sta fissando.
«Scrivi?» chiede indicando il pc mentre infilza la sua insalata con la forchetta.
«Sì…» rispondo, tagliando corto. Appoggia la posata nella confezione e mi porge la mano.
«Andrea… Scusa per prima, non volevo risultare scortese» alzo un sopracciglio ma decido di essere più gentile, così gliela stringo.
«Beatrice…» al contatto con la sua mano il mio cuore perde un battito, di nuovo. 
«Vivi qui?» chiede, tornando a mangiare la sua triste insalata.
«Appena trasferita». Annuisce piano mentre la mia suoneria interrompe la nostra breve conversazione di cortesia.
«Pronto?»
«Andiamo a mangiare? Mi sono appena svegliata ma potrei sbranare l’intero staff dell’hotel. Dove sei?» rido, la mia Emma.
«Ovvio Emma, sono a Central Park, ti mando la posizione su whatsapp. Ci veniamo incontro?»
«Certo, baby. A tra poco».
Salvo il file e spengo il pc.
Mi rivolgo allo sconosciuto al mio fianco accennando un timido sorriso.
«Scusa, devo andare. La mia amica si è finalmente svegliata.» ricambia il mio sorriso ed io annego nei suoi occhi. Oh che stupida! Non riesci nemmeno a reggere un belloccio.
Mi muovo goffamente alzandomi di scatto dalla panchina, raccogliendo le mie cose per poter raggiungere Emma il prima possibile sotto il suo sguardo divertito.
Lo guardo per l’ultima volta e accenno un saluto con la mano non avendo ottenuto alcuna risposta.
Che stronzo, penso.
«Capisco che la mia bellezza sia accecante, ma penso che questo possa servirti se vuoi trovare la tua amica. Non dovevi mandarle la posizione su whatsapp?». Mi volto di scatto per cercare di capire a cosa si riferisca e lo vedo avvicinarsi lentamente con il mio iPhone in mano.
Sento il fuoco divampare sulle mie guance e di sicuro non perché sia fine agosto e ci siano 30 gradi all’ombra.
Brava, che figuraccia.
«Oh… Be’… Grazie…» ma dai, solo questo sai direi?!
Ridacchia e mi porge il telefono «Buon pranzo, Beatrice».
Lo osservo velocemente, non mi ero accorta di quanto fossero belli i suoi lineamenti, i suoi occhi mi incantano totalmente distraendomi da tutto il resto. 
Incapace di far uscire due parole in croce dalla bocca, mi limito a sorridere imbarazzata e mi volto, consapevole di avere il suo sguardo su di me mentre mi allontano per raggiungere la mia amica.

Arrivo davanti Shake Shack e scorgo in lontananza la mia bionda preferita che cammina a passo svelto verso di me.
Quando eravamo piccole ci prendevano in giro chiamandoci “Le Veline” la mora e la bionda: alte, magre e proporzionate, non ci mancavano di certo i corteggiatori.
Peccato che entrambe non siamo mai state molto fortunate a riguardo.
Dopo la mia ultima esperienza, non ci abbiamo pensato due volte a prendere una boccata d’aria fresca dall’altra parte del mondo, tant’è che quando questa opportunità ha bussato alla nostra porta, ci abbiamo impiegato il tempo di uno sguardo a decidere che l’avremmo colta.
Almeno abbiamo avuto la conferma che tutti i nostri sacrifici universitari siano serviti a qualcosa.

«Oh finalmente, chi non muore si rivede» prendo Emma sottobraccio.
«Scusa, non so come tu faccia a reggere il jet-lag. Siamo arrivate solo da 3 giorni!»
«Sono troppo euforica per dormire e tu sei troppo pigra per svegliarti presto» Emma ridacchia al mio fianco ed entriamo in uno dei fast food più in voga di NY.
Facciamo la fila ed ordiniamo due panini con l’hamburger, due porzioni di patatine, coca cola per me e Fanta per lei.
«Non vedo l’ora di vedere l’appartamento» dice Emma sospirando e prendendo un sorso della sua bevanda.
«Anche io, non vedo l’ora di poter sistemare tutta la roba ed abbandonare la valigia».
«Cosa hai fatto in mia assenza stamattina?»
«Oh niente di particolare, sono stata seduta su una panchina di Central Park fino a quando un tizio mi ha interrotta venendo a sbraitare al telefono proprio davanti a me». Emma posa il suo panino e si pulisce la bocca con il tovagliolo, mentre io cerco di fare la vaga continuando a mangiare il mio hamburger.
«Mmmh-uhm. E perché qualcosa mi dice che questo piccolo aneddoto sia stato interessante?», dice fissandomi attentamente mentre io continuo a tenere lo sguardo sul cibo, prendendo di tanto in tanto una patatina fritta. Oh se mi conosce!
«Oh dai, chi lo rivedrà mai più. Bel ragazzo, si chiama Andrea. Stavo lasciando il cellulare sulla panchina accanto a lui che gentilmente me l’ha restituito subito. Fine dell’aneddoto.» Emma annuisce sorridendo sotto ai baffi e comincia a parlare del programma della giornata.
Abbiamo deciso di prendercela comoda in questi giorni, avremo molto tempo per visitare NY e i dintorni ogni fine settimana, lavorando dal lunedì al venerdì, e considerando che trascorreremo ogni vacanza, quelle natalizie comprese, negli Stati Uniti  fino alla fine dello stage.


Per leggere il Capitolo 2 di Appuntamento in Central Park clicca qui.

Federicarena
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