Appuntamento in Central ParkBlogRacconti

Appuntamento in Central Park, capitolo 4

Central ParkVista dei grattacieli di Manhattan

È un comune lunedì di inizio settembre, il sole splende nel cielo ed oggi è un grande giorno.

Un raggio di sole illumina la tastiera del mio Mac mentre le dita iniziano a scorrere frenetiche su di essa.

“Caro diario,
Oggi inizia il nostro stage ed io non sto più nella pelle, non vedo l’ora di cominciare la nostra nuova avventura.
Sai, da quando siamo arrivate sono stata già travolta da una miriade di emozioni e sono sicura che questi sei mesi avranno tanto da offrire a me e ad Emma.
Tuttavia, non posso nasconderti, mio caro diario, che sono allo stesso tempo spaventata, spaventata di non essere all’altezza. All’università non ci hanno insegnato come mettere in pratica le decine di libri su cui abbiamo gettato il sangue.
Non ne capisco nulla delle dinamiche aziendali, né tantomeno riesco ad immaginare come possa funzionare in un continente così diverso dal nostro.
Non sarà la mia mancata esperienza, però, a mettermi i bastoni tra le ruote.
Devo mettercela tutta, so che ce la posso fare…”

Alzo lo sguardo sull’orologio, sono le 7:05 e dovrei controllare che Emma sia sveglia.
Salvo il file e spengo il mio computer, lasciandolo sui cuscini che ormai mi ospitano ogni sera.

Esco dalla mia camera e un profumo di caffè invade le mie narici.

Emma è già sveglia.

Non faccio in tempo a pensarlo che la mia amica mi viene incontro e mi stritola stampandomi un bacio sulla guancia.
«Buongiorno, principessa. Si comincia! Ho preparato il caffè» esclama con un’euforia palpabile.
«Quanto sei felice da 1 a 10?», le dico addentando un biscotto e bevendo un sorso del mio caffè americano.
«10? Solo 10?» Rido.
«Okay, hai ragione. Cosa hai deciso di indossare?» Il suo sguardo si illumina, so bene quanto ami la moda.
«Oh alla fine ho deciso di optare per il tubino che avevo alla laurea, tu invece come ti vestirai?»
«Ho una mezza idea, ora vado a provare il completo e mi dai il tuo parere» Emma annuisce contenta.

Dopo aver terminato la colazione, lascio che Emma vada a cambiarsi, mentre io lavo le tazze e i piatti che abbiamo sporcato e sistemo un po’ la cucina.
Alle 7:35 mi fiondo rapidamente in doccia, fa veramente caldo a NY e, nonostante in casa abbiamo l’aria condizionata, la notte finisco sempre per sudare e sporcare i capelli.
Per il primo giorno di lavoro ho optato per un aspetto semplice ma fine: i capelli sciolti e mossi, un pantalone palazzo a vita alta blu, una camicetta in seta bianca, una giacca a completo, décolleté e via.
Emma, stupenda come sempre, indossa un tubino nero, un paio di tacchi vertiginosi e un raccolto super elegante.

«Bea, sei bellissima, quei pantaloni ti fanno un sedere incredibile. Già immagino gli uomini dell’ufficio mentre si girano a guardare la nuova arrivata» rido dandole un buffetto sulla guancia.
«Se mi dici così, mi costringi a stare con la giacca per tutto il tempo con questo caldo» dico imbarazzata all’idea di sentirmi osservata.
Emma ride e mi prende per le spalle «amore, tu devi togliere la giacca. Immagina se ti ritrovi Andrea…» sbuffo, divincolandomi dalla sua presa.
«Emma, chi se ne frega di Andrea, non devo fare colpo su nessuno, ammesso che ci sia».
Emma sospira, rassegnata «Se lo dici tu…».

Scendiamo di corsa, salutiamo la nostra Dorothy intenta a discutere animatamente con il corriere e, in 10 minuti a piedi, arriviamo dinnanzi all’imponente edificio di vetri a specchio.
Io ed Emma ci guardiamo emozionate, con gli occhi lucidi e le gambe tremanti.

Arriviamo in reception, salutiamo l’allegra signorina che avrà al massimo 27 anni, ci registriamo ed aspettiamo il nostro badge per poter accedere agli uffici.

8MB
Beatrice Conti.
Social media Specialist
US1915NY

Guardo la foto del mio badge e ringrazio il momento in cui stamattina ho deciso di spendere qualche minuto in più per truccarmi. È stata appena scattata con la fotocamera attaccata al vetro del desk della receptionist, la definizione è pessima e la mia espressione non è assolutamente una delle migliori.
Vedo Emma avvicinarsi a me con rapide falcate «Che figo, fammi vedere il tuo!».

Emma non lavorerà a stretto contatto con me e questo da un lato mi rende più felice, dall’altro mi terrorizza.
Entrambe avremo modo di seguire le nostre strade in modo indipendente ma sempre insieme.
Tuttavia, all’idea di restare sola con gente totalmente sconosciuta, rabbrividisco.
D’altronde è così che funziona il primo giorno di lavoro, mi ripeto.

8MB
Emma De Luca.
Junior Account Specialist
US2505NY

«Suona meglio il tuo ruolo, sai?» Emma ride al mio fianco, mentre seguiamo le indicazioni della receptionist e aspettiamo l’ascensore che ci condurrà al piano che ospita l’area Marketing e l’area Vendite. 

Arrivati al 49esimo piano, quando le porte dell’ascensore si aprono, rimaniamo impietrite sul posto.
Un’ampia sala appare davanti a noi mostrando un centinaio di volti diversi intenti a fare una miriade di cose differenti, telefoni che suonano, gente che corre da una parte all’altra.
La receptionist del piano intercetta il nostro sguardo e ci viene incontro.

«Buongiorno, mi chiamo Hellen. Siete le due nuove stagiste, corretto?» Chiede sbirciando i nostri badge.
Annuiamo e ci presentiamo alla splendida ed elegante ragazza davanti a noi.
«Venite, vi mostro il piano e vi accompagno alle vostre scrivanie».

Hellen ci fa fare un tour spiegandoci che dal un lato ci sono tutti i dipendenti dell’area marketing, mentre dall’altra ci sono quelli della forza vendite.
Il piano si presenta come un enorme open space in cui diverse scrivanie sono disposte in modo logico ed ordinato, in fondo si trovano gli uffici del Digital&Event Head, dell’Head of Sales e del Marketing Manager, alcune sale riunioni, la sala break e i bagni.
Vicino all’ufficio del D&E Head, il sig. Davis, è situata la scrivania di Chloé che ci saluta con un enorme sorriso e non posso fare a meno di pensare che oggi sia più bella del solito.
Vicino alla sua postazione ci sono le scrivanie di Kevin, Digital Content Creator, e Max, il Graphic Designer, momentaneamente impegnati in una riunione.

Saluto Emma e mi dirigo alla mia scrivania, accendo il pc e do un’occhiata all’agenda. Risulta una riunione di presentazione del team alle 10. Cosa posso fare nel frattempo?
Sulla destra scorgo dei fascicoli, li prendo e inizio a sfogliarli. Ci sono i clienti attuali e i più importanti clienti del passato della 8MB. Prima di immergermi nella lettura, decido di andare a prendere un caffè nella sala break. 
Prendo le monete dalla mia borsa, poso la giacca sulla mia sedia e mi dirigo verso il corridoio.

Seleziono il caffè, aggiungo lo zucchero e premo ok.

«Non c’è due senza tre, insomma…»
Sobbalzo impercettibilmente al suono della sua voce, sorpresa ma quasi sollevata di averla sentita.
So già di chi si tratta ma ciò non è bastato a non mandare il mio stomaco in subbuglio nel momento in cui i nostri occhi si sono incrociati, di nuovo.
Sorrido gentilmente «a quanto pare… Questa volta però non è stato così irruente».
Andrea ride, abbassando lo sguardo per osservarmi meglio e focalizzandosi sul mio badge «e quindi sei tu la nuova stagista di Christian, non vede l’ora di conoscerti.»
Infila una mano in tasca, si sporge verso di me ed allunga il braccio per prendere il mio caffè ormai pronto.
«Questo è tuo» mi sorride porgendomi il bicchiere, un sorriso che mi fa sentire estremamente idiota per ciò che è in grado di causarmi. Afferro il caffè con attenzione per evitare di confermare la mia goffaggine e ricambio il sorriso.
«Grazie… Ci vediamo!» Affermo allontanandomi ma mantenendo il contatto visivo.
«Ci vediamo…»

Lavora qui. Distratta com’ero non ho sbirciato il suo badge, eppure ogni dubbio è svanito, insieme alla mia capacità di mantenere un briciolo di lucidità.

Federicarena
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